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Mi annullo in un viaggio che è già ripetuto.
Racconti già raccontati, a volte per dare un conforto che non si è mai espresso perché assopito nel palato degli interessati.
Rimando la partenza finché l'impegno che ho appena inventato è svanito nel tedio e infilo nello zaino i soliti tre oggetti e la speranza che tu venga a fermarmi.
Racconti già raccontati, a volte per dare un conforto che non si è mai espresso perché assopito nel palato degli interessati.
Rimando la partenza finché l'impegno che ho appena inventato è svanito nel tedio e infilo nello zaino i soliti tre oggetti e la speranza che tu venga a fermarmi.










Me ne sto seduto sui bordi dei minuti con le mani aggrappate alle lenzuola e mi lancio via soltanto quando le ho bucate.
Decido che una fuga è pur sempre una fuga e allora la luce che crea i contorni del mondo che attraverso corre più veloce del solito, pur senza darmi la sfrontatezza necessaria a sovrapporre i miei occhi a quelli degli sconosciuti.
Come faccio a raccontarti una storia nuova senza incontrarti?
Decido che una fuga è pur sempre una fuga e allora la luce che crea i contorni del mondo che attraverso corre più veloce del solito, pur senza darmi la sfrontatezza necessaria a sovrapporre i miei occhi a quelli degli sconosciuti.
Come faccio a raccontarti una storia nuova senza incontrarti?


















Se la fuga termina in un luogo in cui non si può essere scoperti (o dove si è al sicuro) mi chiedo cosa m'abbia portato qui.
Mi oppongo a questa strabordante nostalgia e alle argomentazioni facili, ai discorsi sentiti così tante volte che anche i muri li hanno assorbiti e potrebbero restituirteli parola per parola quando dovessi sentirti sola.
Sono un paio di vite che siamo in equilibrio su un filo teso tra due potenze e se mettiamo i piedi a terra rischiamo di cadere.
Mi oppongo a questa strabordante nostalgia e alle argomentazioni facili, ai discorsi sentiti così tante volte che anche i muri li hanno assorbiti e potrebbero restituirteli parola per parola quando dovessi sentirti sola.
Sono un paio di vite che siamo in equilibrio su un filo teso tra due potenze e se mettiamo i piedi a terra rischiamo di cadere.


















Che magari cadessimo, dico io.
Con grande lena entrambi a raccoglierci e a tagliarci con le schegge delle mani, delle gambe.
Uscirebbe sangue o cosa?
E quando avremo finito di rimetterci a posto, ce ne andremo finalmente a dormire?
Con grande lena entrambi a raccoglierci e a tagliarci con le schegge delle mani, delle gambe.
Uscirebbe sangue o cosa?
E quando avremo finito di rimetterci a posto, ce ne andremo finalmente a dormire?


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